martedì 28 febbraio 2017

Isabella di Morra

Isabella di Morra, nota anche come Isabella Morra (Favale1520 circa – Favale1545/1548), è stata una poetessa italiana. Lontana da accademie e salotti letterari, visse sotto la prepotenza dei fratelli che la segregarono nel castello di famiglia, dove si occupò della sua produzione letteraria. La sua breve vita, contrassegnata da isolamento e tristezza, si concluse con il suo assassinio da parte degli stessi fratelli a causa di una presunta relazione clandestina con il barone Diego Sandoval de Castro. Sconosciuta in vita, Isabella di Morra acquistò una certa fama dopo la morte per la sua tragica biografia ma anche per la sua poetica, tanto da essere considerata una delle voci più autentiche della poesia italiana del XVI secolo. Non si conoscevano notizie documentate inerenti alla sua vita fino a quando Marcantonio, figlio del fratello minore Camillo, non pubblicò una biografia della famiglia Morra dal titolo Familiae nobilissimae de Morra historia, nel 1629. Isabella, assieme al fratello Scipione, poco più grande di lei o forse gemello,[7] venne educata dal padre, uomo colto e amante della letteratura, che le trasmise l'amore per la poesia.All’ epoca di Francesco I di Francia,il fratello Scipione seguì il padre a Roma, dove rimase per approfondire gli studi; l’ambasciatore francese presso la Santa Sede ebbe occasione di ammirarlo e lo portò con sè, raggiungendo il padre a Parigi,mentre Isabella rimase con la mamma. Isabella ebbe modo di stringere una corrispondenza segreta con Diego Sandoval de Castro, poeta di origine spagnola e barone del vicino paese di Bollita (oggi Nova Siri). Scoperto il supposto intrigo amoroso, i fratelli di Isabella uccisero prima il suo istitutore. Secondo il racconto del nipote Marcantonio, gli aguzzini sorpresero Isabella con le lettere tra le mani ancora chiuse, la quale si difese dicendo che erano state inviate dalla Caracciolo, ma ciò non bastò a placare la loro ira. Isabella venne pugnalata a morte.  Due di essi fuggirono per breve tempo in Francia poichè ricercati dalla Gran Corte della Vicaria ma si riunirono ben presto per terminare la vendetta contro Don Diego il quale, temendo che la loro furia si abbattesse anche su di lui, reclutò invano una scorta. I tre assassini, con l'aiuto di due zii Cornelio e Baldassino, probabilmente spinti anche dall'odio verso gli spagnoli. Pochi anni dopo la morte di Isabella, il libraio napoletano Marcantonio Passero scoprì casualmente le poesie nei suoi stipati scaffali e, incuriosito dal personaggio della rimatrice e dalle sue vicissitudini, le affidò allo scrittore Ludovico Dolce, il quale le inserì nel terzo libro che raccoglieva le Rime di diversi illustri signori napoletani (Venezia, Giolito, 1552); furono apprezzate dall'ambiente letterario del tempo. Ad oggi l'opera di Isabella, nonostante l'impronta petrarchista, è considerata originale rispetto alla lirica del suo tempo, tanto da assumere alcuni connotati che saranno propri del barocco e, in particolare, del romanticismo.Viene citata come precorritrice delle tematiche esistenziali care a Giacomo Leopardi, tant'è che alcuni studiosi ritengono che lo stesso poeta fosse non solo a conoscenza dei suoi versi ma anche ne avesse tratto ispirazione.

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