Isabella di Morra,
nota anche come Isabella Morra (Favale, 1520 circa – Favale, 1545/1548), è stata una poetessa italiana. Lontana da
accademie e salotti letterari, visse sotto la prepotenza dei fratelli che la
segregarono nel castello di
famiglia, dove si occupò della
sua produzione letteraria. La sua breve vita, contrassegnata da isolamento e
tristezza, si concluse con il suo assassinio da parte degli stessi fratelli a
causa di una presunta relazione clandestina con il barone Diego
Sandoval de Castro. Sconosciuta
in vita, Isabella di Morra acquistò una certa fama dopo la morte per la sua
tragica biografia ma anche per la sua poetica, tanto da essere considerata una
delle voci più autentiche della poesia italiana del XVI secolo. Non si conoscevano notizie documentate inerenti alla sua vita fino a
quando Marcantonio, figlio del fratello minore Camillo, non pubblicò una
biografia della famiglia Morra dal titolo Familiae nobilissimae de Morra historia,
nel 1629. Isabella, assieme al fratello Scipione, poco più grande di lei o
forse gemello,[7] venne educata dal padre, uomo colto e amante della letteratura,
che le trasmise l'amore per la poesia.All’ epoca di Francesco I di Francia,il
fratello Scipione seguì il padre a Roma, dove rimase per approfondire gli
studi; l’ambasciatore francese presso la Santa Sede ebbe occasione di ammirarlo e lo portò con sè, raggiungendo il
padre a Parigi,mentre Isabella rimase con la mamma. Isabella ebbe modo di
stringere una corrispondenza segreta con Diego
Sandoval de Castro, poeta di
origine spagnola e barone del vicino paese di Bollita (oggi Nova Siri). Scoperto il supposto intrigo amoroso, i fratelli di Isabella
uccisero prima il suo istitutore. Secondo il racconto del nipote Marcantonio,
gli aguzzini sorpresero Isabella con le lettere tra le mani ancora chiuse, la
quale si difese dicendo che erano state inviate dalla Caracciolo, ma ciò non
bastò a placare la loro ira. Isabella venne pugnalata a morte. Due di
essi fuggirono per breve tempo in Francia poichè ricercati dalla Gran
Corte della Vicaria ma si
riunirono ben presto per terminare la vendetta contro Don Diego il quale,
temendo che la loro furia si abbattesse anche su di lui, reclutò invano una
scorta. I tre assassini, con l'aiuto di due zii Cornelio e Baldassino,
probabilmente spinti anche dall'odio verso gli spagnoli. Pochi anni dopo la
morte di Isabella, il libraio napoletano Marcantonio Passero scoprì casualmente
le poesie nei suoi stipati scaffali e, incuriosito dal personaggio della
rimatrice e dalle sue vicissitudini, le affidò allo scrittore Ludovico Dolce, il quale le inserì nel terzo libro che raccoglieva le Rime di
diversi illustri signori napoletani (Venezia, Giolito, 1552); furono apprezzate
dall'ambiente letterario del tempo. Ad oggi l'opera di Isabella, nonostante
l'impronta petrarchista, è considerata originale rispetto alla lirica del suo
tempo, tanto da assumere alcuni connotati che saranno propri del barocco e, in
particolare, del romanticismo.Viene citata come precorritrice delle tematiche esistenziali care
a Giacomo
Leopardi, tant'è che alcuni
studiosi ritengono che lo stesso poeta fosse non solo a conoscenza dei suoi
versi ma anche ne avesse tratto ispirazione.
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